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SPETTACOLINO FUTILE

IN SCENA dall’1 al 5 GIUGNO 

Mercoledì, giovedì, venerdì, sabato ore 21.00

Domenica ore 17.00

 

PREZZO Intero € 15,00 – Ridotto € 10,00

ACCADEMIA NAZIONALE D’ARTE DRAMMATICA “SILVIO D’AMICO”
“Spettacolino futile” – omaggio a Marcello Marchesi

A cura di Massimiliano Civica

con gli allievi attori del III anno del corso di recitazione dell’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’amico

Marcello Marchesi è stato uno degli intellettuali più originali del dopoguerra, impossibile da ingabbiare in una definizione, con un talento multiforme e anticonvenzionale che “sprecava” e spandeva con folle generosità nei mille fiumi e rivoli di un’attività instancabile e di lavori sempre diversi: scrittore, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale, paroliere, redattore di riviste che hanno fatto la storia dell’editoria italiana (Il Bertoldo, il Marc’Aurelio, Omnibus), realizzatore di programmi radio e televisivi (Quarto programma, Cinquemilalire per un sorriso, Ti conosco mascherina, Canzonissima, La prova del nove, La Piazzetta ecc.), pubblicitario (ha firmato oltre 4.000 Caroselli ed è stato l’autore di alcuni degli slogan più famosi della televisione italiana del XX secolo: «Con quel sorriso può dire ciò che vuole», «Non è vero che tutto fa brodo», «Il brandy che crea un’atmosfera», «Il signore sì che se ne intende», «Falqui, basta la parola») e talent scout (lanciò, fra gli altri, Sandra MondainiGino BramieriWalter ChiariGianni MorandiCochi e RenatoPaolo Villaggio).

 

Nella serata SPETTACOLINO FUTILE, i 21 attori e attrici del III anno del corso di recitazione dell’Accademia D’Arte Drammatica Silvio D’amico, presenteranno al pubblico, sparandole “a raffica”, un centinaio tra le più belle battute di Marcello Marchesi, oltre ad una florilegio di raccontini, facezie, motti di spirito, poesie e filastrocche per far conoscere, ri-conoscere e per omaggiare uno dei più grandi umoristi e “pensatori allegri” del novecento italiano.

SCÒLATURE

IN SCENA dall’8 all’11 GIUGNO 

Mercoledì, giovedì, venerdì ore 21.00 

sabato ore 16.30 e ore 21.00

 

PREZZO Intero € 15,00 – Ridotto € 10,00

CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA
“Scòlature” – omaggio a Ettore Scola
Regia di Mario Grossi

con gli allievi del III anno del corso di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia

Un’affettuosa raccolta di scene dai grandi film del maestro

“SCOLATURE è una esperienza, per non dire un esperimento che nasce da una idea didattica intorno al filone della “commedia all’italiana” col fine di conoscere dal di dentro autori ed attori che hanno fatto la storia del nostro Cinema.

Questa esperienza, più che un tributo al maestro Scola, è un regalo che lui ha fatto a noi.

 

Già da alcuni anni con gli allievi diplomandi del corso di recitazione del CSC abbiamo intrapreso uno studio sulle sceneggiature per riproporle in forma teatrale, senza trascurare però l’aspetto della recitazione cinematografica; ne è nato una specie di format cineteatrale che proponiamo in questo contesto.

Il genere poi è assolutamente avvincente: la commedia, il dramma leggero, la sottile satira sugli stili di vita e sulla società degli anni sessanta-settanta…tanta umanità, tanta bellezza cui è difficile sottrarsi.

E Scola è davvero maestro di leggerezza e fantasia. Siamo entrati nei suoi film, i più famosi ma anche alcuni dei meno noti; ci siamo permessi di penetrare, analizzare, a volte sfrondare quelle situazioni così particolari, e al tempo stesso comuni.

E poi potersi confrontare con attori strepitosi (cito soltanto Loren, Vitti, Mastroianni, Sordi, Manfredi) nel massimo della loro carica creativa…che divertimento! Davvero tanta roba!

Solo una scuola poteva permettersi questo, senza rischiare di sminuire o offendere l’opera del maestro Ettore Scola.

 

Ecco dunque le SCOLATURE…che come gocce dense avvolgono e coccolano; sono segmenti di storie, frammenti che con leggerezza ci aiutano a sorridere alla vita.

 

Tanti maestri appaiono nei film di Ettore Scola, e noi abbiamo dedicato una particolare attenzione a Vittorio Gassman per festeggiare il suo centenario che cade quest’anno.”

 

Mario Grossi

LA MAFIA

Dramma in cinque atti di Luigi Sturzo

riduzione e adattamento Piero Maccarinelli

con (in ordine di apparizione)

Lorenzo Guadalupi (Avv. Giulio Racconigi),Athos Leonardi (Barone D’Acquasanta), Iacopo Nestori (Avv. Fedeli), Luca Pedron (On. di San Baronio), Sebastiano Spada (Cav. Enrico Ambrosetti), Filippo Lai (Comm. Roberto Palica), Diego Giangrasso (Cav. Serimondi), Adriano Exacoustos (Cav. Andrea Tarbi), Paride Cicirello (Accarano), Francesco Grossi (Maggiordomo)

scene Gianluca Amodio, costumi Laura Giannisi, musiche Antonio Di Pofi, luci Javier Delle Monache, aiuto regia Danilo Capezzani, foto Tommaso Le Pera

uno spettacolo di Piero Maccarinelli
con il patrocinio dell’Istituto Luigi Sturzo Roma

uno spettacolo di Piero Maccarinelli
con il patrocinio dell’Istituto Luigi Sturzo Roma

Prodotto da

Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’amico

Teatro della Toscana

ORARIO SPETTACOLI

15, 16, 17 e 18 dicembre ore 21.00 19 dicembre ore 17.00

PREZZO € 15,00 

Febbraio 1900. A Caltagirone, al Teatro Silvio Pellico, si rappresenta La Mafia, di Luigi Sturzo, dramma in cinque atti su un fenomeno criminale fiorente, che parla di Bene e di Male, ma che è anche storia vera. Una testimonianza dei legami già allora esistenti tra mafia e politica; legami ripetuti, complessi e forti al punto di condizionare le aule di giustizia. Al centro della messa in scena l’omicidio avvenuto nel 1893 del cavalier Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia, ex sindaco di Palermo e deputato del Regno. Un delitto eccellente per cui la pubblica accusa aveva individuato come mandante l’on. Raffaele Palizzolo, una circostanza che causò enormi difficoltà e lungaggini allo svolgimento dei processi a carico di ideatori ed esecutori dell’omicidio. Una situazione intricata e melmosa da cui non a caso scaturirono sentenze contraddittorie: Palizzolo condannato in primo grado, venne assolto in appello dodici anni dopo, nel 1905.

Era stato proprio Luigi Sturzo, alla vigilia della rappresentazione del suo dramma, a sottolineare in un articolo a sua firma sulla Croce di Costantino dal titolo La Mafia, i condizionamenti processuali e l’inquinamento evidente della vita sociale, culturale, economica e politica della giovane nazione. Ormai il dubbio, la diffidenza, la tristezza, l’abbandono invade l’animo dei buoni, e si conchiude per disperare. Sin che vi era una magistratura da potervisi fidare, incorrotta, cosciente dei propri doveri, superiore a qualsiasi influenza politica, potevasi sperare, poco sì, ma qualche cosa di buono. Ora nessuna speranza brilla nel cuore degli italiani.
Sturzo aveva l’obiettivo di indirizzare le masse, in gran parte composte da persone che non sapevano leggere, con un messaggio semplice, basato su fatti reali. Allo scopo di rendere per loro possibile una scelta consapevole, di responsabilità. Oggi la potremmo definire “una scelta di campo per il bene comune e la giustizia sociale”.

 

La battaglia di don Sturzo contro la mafia e la partitocrazia connessa alla corruzione, al clientelismo e all’abuso del denaro e del potere pubblico, fu avversata nel modo più classico attraverso un metodo sempre in voga: la congiura del silenzio, andata avanti anche nel dopoguerra e fino a oggi, sebbene una parte politica sia stata tragicamente decimata anche dal cancro della immoralità, della corruzione e dell’infiltrazione mafiosa.