Altri percorsi

Dramma in cinque atti di Luigi Sturzo

riduzione e adattamento Piero Maccarinelli

con (in ordine di apparizione)

Lorenzo Guadalupi (Avv. Giulio Racconigi),Athos Leonardi (Barone D’Acquasanta), Iacopo Nestori (Avv. Fedeli), Luca Pedron (On. di San Baronio), Sebastiano Spada (Cav. Enrico Ambrosetti), Filippo Lai (Comm. Roberto Palica), Diego Giangrasso (Cav. Serimondi), Adriano Exacoustos (Cav. Andrea Tarbi), Paride Cicirello (Accarano), Francesco Grossi (Maggiordomo)

scene Gianluca Amodio, costumi Laura Giannisi, musiche Antonio Di Pofi, luci Javier Delle Monache, aiuto regia Danilo Capezzani, foto Tommaso Le Pera

uno spettacolo di Piero Maccarinelli
con il patrocinio dell’Istituto Luigi Sturzo Roma

uno spettacolo di Piero Maccarinelli
con il patrocinio dell’Istituto Luigi Sturzo Roma

Prodotto da

Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’amico

Teatro della Toscana

ORARIO SPETTACOLI

15, 16, 17 e 18 dicembre ore 21.00 19 dicembre ore 17.00

PREZZO € 15,00 

Febbraio 1900. A Caltagirone, al Teatro Silvio Pellico, si rappresenta La Mafia, di Luigi Sturzo, dramma in cinque atti su un fenomeno criminale fiorente, che parla di Bene e di Male, ma che è anche storia vera. Una testimonianza dei legami già allora esistenti tra mafia e politica; legami ripetuti, complessi e forti al punto di condizionare le aule di giustizia. Al centro della messa in scena l’omicidio avvenuto nel 1893 del cavalier Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia, ex sindaco di Palermo e deputato del Regno. Un delitto eccellente per cui la pubblica accusa aveva individuato come mandante l’on. Raffaele Palizzolo, una circostanza che causò enormi difficoltà e lungaggini allo svolgimento dei processi a carico di ideatori ed esecutori dell’omicidio. Una situazione intricata e melmosa da cui non a caso scaturirono sentenze contraddittorie: Palizzolo condannato in primo grado, venne assolto in appello dodici anni dopo, nel 1905.

Era stato proprio Luigi Sturzo, alla vigilia della rappresentazione del suo dramma, a sottolineare in un articolo a sua firma sulla Croce di Costantino dal titolo La Mafia, i condizionamenti processuali e l’inquinamento evidente della vita sociale, culturale, economica e politica della giovane nazione. Ormai il dubbio, la diffidenza, la tristezza, l’abbandono invade l’animo dei buoni, e si conchiude per disperare. Sin che vi era una magistratura da potervisi fidare, incorrotta, cosciente dei propri doveri, superiore a qualsiasi influenza politica, potevasi sperare, poco sì, ma qualche cosa di buono. Ora nessuna speranza brilla nel cuore degli italiani.
Sturzo aveva l’obiettivo di indirizzare le masse, in gran parte composte da persone che non sapevano leggere, con un messaggio semplice, basato su fatti reali. Allo scopo di rendere per loro possibile una scelta consapevole, di responsabilità. Oggi la potremmo definire “una scelta di campo per il bene comune e la giustizia sociale”.

 

La battaglia di don Sturzo contro la mafia e la partitocrazia connessa alla corruzione, al clientelismo e all’abuso del denaro e del potere pubblico, fu avversata nel modo più classico attraverso un metodo sempre in voga: la congiura del silenzio, andata avanti anche nel dopoguerra e fino a oggi, sebbene una parte politica sia stata tragicamente decimata anche dal cancro della immoralità, della corruzione e dell’infiltrazione mafiosa.